Perché Essere Dei Cantanti Autodidatti Non Paga?

Nel calderone di cantanti autodidatti, un caso esemplare di vocalità nel panorama della musica leggera italiana è senza ombra di dubbio quella di Laura Pausini.

Ripercorro velocemente la sua storia come riportato da Wikipedia.

All’età di otto anni era impegnata a cantare accompagnando il padre Fabrizio, artista e cantante di pianobar di professione, durante numerose serate lungo la riviera romagnola.

Senza aver mai compiuto alcun tipo di studio di canto, si avvia ufficialmente alla carriera come professionista nel 1993.

Partecipa al Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte e vincendo con il brano La Solitudine.

Seguono rapidamente grandi successi, in Italia ed in numerosi paesi esteri dell’Europa e dell’America Latina, impegni molto fitti e pressanti (sedute di incisione, viaggi promozionali e tournée in Italia ed all’estero, ecc.).

Le prestazioni sono eseguite, anche se in condizioni di salute non ottimali.

Purtroppo come spesso capita a tutti gli autodidatti, arriva il momento dove si sperimenta la cosiddetta “raucedine” o disfonia, quindi l’abbassamento della voce.

La conseguenza di uno sforzo vocale acuto come molti hanno potuto sperimentare il giorno dopo un concerto, o una serata trascorsa in discoteca, o comunque in un ambiente estremamente rumoroso.

Una disfonia può insorgere anche in concomitanza di un’affezione delle prime vie aeree, come un raffreddore o una faringite.

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