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Cosa vuol dire avere successo in Italia.
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Leggo notizie in ogni campo musicale e tra i commenti noto che c’è molta approssimazione e ignoranza musicale nel parlare di successo.

Facciamo un semplice paragono tra Italia e Gran Bretagna, due paesi europei che si contraddistinguono per la loro cultura musicale.

Oggi, in Italia, la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), la società che “tutela e promuove le attività connesse all’industria discografica” nazionale sono 50.000 le copie vendute necessarie per aggiudicarsi un disco di platino, mentre per un disco d’oro ne bastano 25.000. 

In Gran Bretagna, invece, la BPI (Business Process Improvement) stabilisce il disco d’oro dei brani singoli in 400,000 copie.

Per farvi un esempio: il cantautore Ed Sheeran distribuisce alla stampa per le recensioni lo stesso quantitativo di copie. Avete inteso di cosa stiamo parlando?

Vi rendete vagamente conto di cosa significa in Italia avere un ventesimo posto? Ma non facciamo prima a dire “i meno peggio”, almeno ad elencare quelli che vendono almeno 100,000 copie effettive?

Ed Sheeran a parte, l’industria musicale e il pubblico italiano prediligono giovani bellocci con la chitarrina che cantano canzoni d’amore semplici e orecchiabili. Queste comparse si beccano un disco di platino e poi se ne tornano nel nulla da cui sono venuti.

Lasciano a eterna testimonianza della loro esistenza canzoncine genericamente super tristi o felici che verranno tenute in vita dagli algoritmi di YouTube negli anni a venire.

Quindi non stupitevi se i prossimi anni fioccheranno ritmi latini e noiosi ragazzi bianchi con la chitarra che rubano la scena al pop.

Per la classifica a fine d’anno, i dischi di platino contano più di tutto, a parità di dischi di platino contano i dischi d’oro, a parità di dischi d’oro entrano in ballo i singoli di platino e singoli d’oro. 

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Sono 50.000 le copie vendute necessarie per aggiudicarsi un disco di platino, mentre per un disco d'oro ne bastano 25.000.
Sono 50.000 le copie vendute necessarie per aggiudicarsi un disco di platino, mentre per un disco d’oro ne bastano 25.000.

Solo un Tiziano Ferro e pochissimi altri arrivano a queste vendite e dopo almeno un paio di mesi, non certo prima. Quando si parla di successo questi dati sono fondamentali. Se si segue un pò la musica certe cose le devi sapere!

Le case discografiche si sono rese conto che era possibile applicare il metodo della finanza creativa per gonfiare vendite ancora ottime, ma comunque in calo. Già quindici anni fa le cifre erano taroccate. 

Oggi i trucchi per far salire il proprio artista in classifica si sono indubbiamente moltiplicati, per non parlare della controversa questione delle views su YouTube.

Comunque spedire 100.000 copie a un negoziante non equivale a 100.000 copie effettivamente vendute o un milione di visualizzazioni su YouTube non corrispondono a un milione di fan reali.

Concludendo…

Gli artisti, i discografici ma anche i giornalisti musicali, al momento si trovano ad un bivio cruciale. Devono decidere se sfruttare il sistema così com’è, utilizzando al meglio i trucchi del mestiere a proprio vantaggio, o inventarne uno nuovo in cui i guadagni e i riconoscimenti sono drammaticamente ridimensionati, ma reali.

Ad ogni modo, è probabile che le classifiche così come le conosciamo, sia di visualizzazioni che di vendita, siano destinate a scomparire nel tempo.

Seriamente, per me è questa la grandissima opportunità per la musica. Se in futuro la diffusione e l’esposizione conteranno sempre meno, è probabile che l’interesse si sposti verso altro. Spero verso la qualità, anziché verso la quantità.

Perché ricordiamocelo sempre, vendere di più non vuol dire essere migliori!

Isabella Granno'

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